Vinitaly 2026, tra le più importanti e prestigiose manifestazioni nel mondo per il settore vitivinicolo, ha rappresentato anche quest’anno una vetrina strategica per valorizzare aziende, consorzi e identità territoriali. Quattromila espositori e mille buyer provenienti da 130 paesi si sono dati appuntamento nei circa 100.000 mq della fiera.
La partecipazione della Regione Campania, in collaborazione con Unioncamere Campania, conferma un percorso virtuoso di promozione coordinata, iniziato più di vent’anni fa, e fondato sulla qualità del vino campano, sulla valorizzazione di vitigni autoctoni, che contano un patrimonio di 29 vini a marchio DOCG, DOP e IGP.
La Campania, con le sue 170 aziende, circa 2.000 etichette e uno spazio espositivo di 5.600 mq, testimonia la centralità del comparto vitivinicolo regionale e la forza di una strategia condivisa di promozione e internazionalizzazione di prodotti di qualità, che sta rafforzando il posizionamento del vino campano sul mercato italiano e nei principali mercati esteri.
Vinitaly si conferma un’occasione concreta per consolidare relazioni commerciali, intercettare nuove opportunità di mercato, rafforzare l’immagine del vino campano nel mondo e favorire lo sviluppo economico dei territori di produzione di questo straordinario prodotto.
Tommaso De Simone, Presidente di Unioncamere e della Camera di Commercio di Caserta ha dichiarato: “A Vinitaly abbiamo presentato i dati Nomisma sul mercato mondiale del vino, il consuntivo 2025 e le performances del vino italiano. La sostanza evidenzia una stabilità dell’export, con un +3% per la provincia di Caserta, che ci rende orgogliosi. Questo significa che siamo sulla buona strada, nonostante la situazione internazionale”.
Le sfide principali riguardano ora l’ulteriore crescita dell’export, la diversificazione dei mercati, l’adozione di pratiche sostenibili lungo la filiera e il rafforzamento della comunicazione internazionale. In un contesto competitivo e in continua evoluzione, sarà decisivo continuare a investire in innovazione e promozione, e soprattutto nella capacità di fare rete.
La presenza di pubblico e operatori conferma la maturità di una filiera che può puntare sempre più a valorizzare l’eccellenza, la storia e la cultura enologica regionale.


